Massimiliano Kolbe: il giornalismo di pace e l’amore che crea

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I primi anni di formazione religiosa di Massimiliano Maria Kolbe, la cui morte è commemorata il 14 agosto, sono legati alla città di Leopoli. Al giorno d’oggi, il nome di questa città compare tristemente sulle prime pagine dei giornali globali. Nel 1907, il santo polacco fu accolto nel seminario dei frati minori conventuali a Leopoli e il 4 settembre 1910 cominciò il noviziato con il nome di fra Massimiliano. Durante una conversazione con padre Raffaele Di Muro, preside della Pontificia facoltà teologica “San Bonaventura” di Roma e autore di numerosi saggi sulla figura di questo santo francescano, i ricordi del passato si intrecciano con le immagini tristi del presente. Emergono i dettagli che Kolbe ha vissuto in prima persona la guerra: era a Roma come seminarista quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale. Tramite la sua corrispondenza con sua madre, Maria Dąbrowska, emerge chiaramente il suo animo turbato di fronte a quella strage inutile. La speranza di pace e le preghiere sulle tombe dei primi martiri cristiani, i santi Pietro e Paolo, si uniscono all’inquietudine per il destino dell’umanità. Durante la Seconda Guerra Mondiale, invece, Kolbe subirà in prima persona le atrocità del regime, cadendo martire per la sua fede.

Leggendo attentamente la corrispondenza intensa del santo con Di Muro, si comprende quanto la preghiera sia stata cruciale per Massimiliano Kolbe nel fronteggiare la banalità del male. L’abbandono fiducioso al Signore, la preghiera costante e la convinzione che il bene trionferà sempre: queste sono le parole chiave per comprendere l’esperienza di Kolbe di fronte alla guerra. La sua fede lo sosterrà quando si troverà nel campo di concentramento, che lo condurrà alla morte, ma sarà sempre la fede a dargli la forza di andare avanti e sperare in un futuro migliore. Il preside spiega che sia durante la guerra che in tempo di pace, Kolbe ha cercato di plasmare e comunicare questo futuro soprattutto attraverso i mezzi di stampa. Ad esempio, ha trasformato il convento francescano nella città di Grodno, che all’epoca si trovava in Polonia, in quartier generale della rivista mensile “Rycerz Niepokalanej” (“Il Cavaliere dell’Immacolata”), fondata da lui stesso nel gennaio del 1922, per rispondere all’odio della guerra con l’amore e con il potere della comunicazione. Tuttavia, nella vita del frate polacco non c’era spazio solo per la stampa. Dietro alla sigla SP 3 RN, apparentemente insignificante, si celava la figura di san Massimiliano come comunicatore di pace tramite il mezzo della radio. SP 3 RN era il codice scelto da Kolbe, radioamatore appassionato.

Padre Di Muro afferma che san Massimiliano Kolbe desiderava che la stampa e la radio fossero al servizio del bene, secondo la sua visione profetica. Se confrontiamo l’epoca in cui ha vissuto con il nostro presente, ci rendiamo conto dell’importanza delle parole per comunicare che l’amore è superiore all’odio. Questa è stata la missione di san Massimiliano come giornalista di pace. L’amore deve essere coltivato e trasmesso attraverso storie costruttive, non distruttive. Kolbe è ricordato per il suo famoso motto “Solo l’amore crea”, che è più attuale che mai. Purtroppo, la parola “amore” viene spesso dimenticata nel vocabolario e nei giornali. Dovrebbe invece essere ricordata. Quando si pensa all’amore, non si può fare a meno di pensare alla Vergine Maria, che rappresenta l’amore di Dio per l’umanità. Kolbe è stato legato a lei per tutta la sua vita. Fin da piccolo, ha sperimentato la vicinanza della Vergine. Il famoso episodio del sogno delle due corone è una testimonianza concreta del dialogo privilegiato che Kolbe aveva con la Vergine. Nel sogno, la Vergine gli presentò due corone, una rossa e una bianca, chiedendogli di sceglierne una. Kolbe rispose che voleva averle entrambe, senza rendersi conto che stava così scegliendo la verginità e il martirio. È importante sottolineare che quello che accade tra la Vergine e Raimondo è un semplice dialogo, simile a quello tra ogni bambino e sua madre. Kolbe si rivolse alla maternità della Vergine durante i tempi difficili della guerra. Oggi, Papa Francesco sente profondamente la stessa maternità, chiedendo incessantemente di pregare la Vergine Maria per la pace nel mondo. Il santo rosario ha un grande potere, come dimostrato da san Massimiliano.

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